Confronto dettagliato tra regime forfettario e lavoro dipendente: quando conviene aprire la P.IVA, quali tutele perdi e come calcolare il break-even.
La domanda che ogni lavoratore si pone almeno una volta: conviene aprire la partita IVA in regime forfettario invece di essere dipendente? La risposta dipende dal tuo fatturato, dalle tue spese e — spesso ignorato — dalle tutele a cui rinunci.
Il regime forfettario prevede un'unica imposta sostitutiva al 15% (o 5% per i primi cinque anni) su una base imponibile calcolata in modo forfettario. Per un professionista con coefficiente 78%, su 40.000€ di fatturato si pagano tasse solo sul 78%, cioè 31.200€. L'imposta sostitutiva è 4.680€ (15%).
Un dipendente con la stessa RAL di 40.000€ pagherebbe circa 7.200€ di IRPEF netta. Il forfettario risparmia circa 2.500€ di tasse annue.
Il risparmio fiscale viene parzialmente eroso dai contributi INPS alla gestione separata (26,07% del reddito imponibile). Per il nostro professionista: 31.200 × 26,07% = circa 8.134€ di INPS. Il dipendente paga il 9,19% ma versa anche il datore (29,53%).
Aprire la partita IVA significa rinunciare a:
Il forfettario conviene quando le entrate effettive superano significativamente la RAL equivalente da dipendente, o quando hai pochi costi reali rispetto al coefficiente forfettario. Tipicamente conviene se fatturi almeno il 25-35% in più rispetto alla RAL che otterresti da dipendente.
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